Ascoltate, di Renata Dotta

Sono una vecchia madre

che tanto ha lavorato

e tanto ha pianto.

Nulla mi resta, quando giunge sera,

se non la povera fatica per il pane.

Solo, come un vuoto scavato dentro il cuore,

torna il pensiero di lui, lontano.

Di una ignota tomba, forse senza un fiore,

tra una siepe e un campo: tomba senza croce.

Il mio ragazzo, vestito da soldato….

Gli piaceva sdraiarsi sotto il sole

quando l’erba tagliata profumava nei campi,

 e sulle prode frusciavano i ramarri e i calabroni.

Per lui, laggiù in terra straniera

il tempo si é fermato, senz’amore,

senza una parola amica.

Forse il vento ha portato i semi

dell’erica selvaggia e del sambuco sulla terra

fredda che lo copre: ma temo non possano crescere fiori in un luogo così lontano

dal mio pianto. Ed io vorrei che sul suo capo

almeno dolce cadesse la rugiada a sera

come il velo con cui, bimbo, gli coprivo la culla.

Vorrei che il vento lieve gli donasse la nenia

del pastore e le risa dei bambini da lontano

nel caldo profumato dell’estate.

Non chiedo per la mia vita: ma per lui,

che un odio sconosciuto ha privato del sole

e della vita, per lui vi prego….

Lasciate che sul suo capo tremino le spighe 

e sente lontano cantare l’usignolo.

Se non per me, povera vecchia sola,

per i vostri figli che non sanno

l’amara solitudine dell’odio,

per l’amore di Cristo, io vi prego:

fate che i morti, sotto la terra amica;

dormano in pace e il senso delle vostre case,

sfiori le loro ombre, vestite da soldato.

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