Camminando, di Renata Dotta

Io vado per le strade di tutti

fermandomi all’uscio di ogni casa.

La cassetta legata alle spalle,

mangio ogni sera in tazze diverse.

Sono Martino, che aggiusta le pentole rotte:

vecchi paioli di rame, il mestolo

per l’acqua, il secchio ammaccato,

che era caduto nel posso.

Appoggio la cassetta al muro, siedo

a terra e lavoro, mentre

i bimbi mi stanno a guardare.

Poi riprendo il cammino

e l’orma si cancella col vento.

Non ho niente, ma mi porto

con la polvere grigia d’ogni strada,

ogni terra del mondo, e, sul capo,

il cielo infinito. Mi fa compagnia

la lepre che taglia diritta la strada,

l’uccello che canta nel macchione,

il sole che mi spunta vicino

quando dormo sull’erba. Un poco anche mio

é il canto stonato dei vecchi intorno alla bottiglia,

o il suono sull’aia dei ballabili antichi,

quando si spoglia il granoturco,

o il rotolare dei carri che vanno al mulino.

E mi accompagna il sospiro della terra nel vento

mentre già sono ricco di sole.

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