Il morto, di Renata Dotta

E’ steso sul divano. Il prete

trascina il rosario tra le dita.

Dalla porta giungono parole,

agitarsi umano tra lacrime e preghiere.

La vita grida silenziosa

dalle bocche aggrappate

alle vuote parole, dagli avidi

gesti lacrimosi.

L’uomo, immobile riposa.

Scricchiolano i tarli dentro il legno,

scivola il lino che copriva uno specchio,

trema un fiore nel vaso.

L’uomo riposa solo.

E le ossa nude, sarebbero al cuore

più serene di quel volto,

su cui è fermo ancora il ricordo

di una bocca che fu viva.

Vorrei sapere quello che non dice,

ma troppo forte, davanti a lui,

grida la nostra vita.

Altro non giunge al cuore umano,

cui è dolce barare al suo solitario 

gioco disperato.

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