La Poesia non va dimenticata..

A volte ai poeti di poco conto la gente attribuisce una fama e un onore esagerati, e a volte dimentica: la semplicità e la bellezza dell’immaginazione e la vivacità delle immagini, che un poeta può offrirci. Questo é il caso di Renata Dotta, ciò che rimane di una giovane anima lirica della nostra Liguria.

Renata Dotta: venti anni e un nido di pettirossi nel cuore. Pettirossi trepidi, dal volo breve e balenante come quelli che, in Liguria, sostano fra i ciuffi di ulivastro a strapiombi grigi del mare. Dal paesaggio ligure di Sbarbaro, Montale, Capasso, Discovolo, più che dallo stesso incontenibile istinto della scrittrice, par nato questo canto che, al suo primo aprirsi, aggiunge al coro del parnaso femminile italiano una voce così umana ed  improvvisa. E’ la nota dominante che si coglie alla lettura di questo, quasi troppo discreto, messaggio lirico: il risentito contrappunto fra la natura forte e decisa dei luoghi e il linguaggio intimo, immediato e rivelativo di Renata Dotta che, a toni smorzanti cantandolo, ne rispecchia, nella sua essenza, la vita.

<<Qui nel corpo duro della pietra/ sono verdi fiori di roccia le agavi / sole>>. (Il Porto). <<Nell’onda dolce del prato/ affiorano dorsi di pietra / a ferire.>>. (Monti Liguri).

<<Onda lunga che possiede la rena deserta / come avido amore che beve e disseta / e prende e dona / E‘ gioia la mia solitudine nel sole.>>. (Meriggio di sole).

Anima e paese si confondo in un abbraccio sitibondo, in questo, che é della poetessa quasi ancora adolescente, un <<momento>> davvero intenso e ansioso. Si identificano, l’onda nella creatura d’amore e questa nell’onda che si distende avida a <<possedere>> la rena riarsa del meriggio canicolare. Un’accentuazione chiaroscura con una avvedutezza inconscia e degna delle tecniche più acusticamente scaltrite segue il suo filo sinuoso lo sciacquio e il fluttuare della maretta verso la battima, e dà misura delle possibilità musicali di quest’arte al suo primo spuntare nel giorno.

La vibrazione lirica che più frequentemente trascorre gli sparsi motivi della raccolta e ne stabilisce unità e tono é il senso di attaccamento alla vita che l’artista avverte nelle profondità del suo sangue come un grido impossibile a contenere. La polla in quella sua corrente buia e silenziosa, a goccia a goccia, in sillabe avide di prorompere alla luce.

In questo attaccamento ella si sente donna nei più larghi e suggestivi limiti della femminilità: donna nella immaginazione e nel vivo fuoco dei sensi, prontissima a soffrire, amare, sognare, lottare fino alla sublimità o, magari al perdimento, se lo vuole la legge del vivere, che é per lei la legge suprema. Ella non punta a una felicità maggiore, a una conquista più ardua. Vivere, anche se a costo d’ogni dolore. La pena le é amara dolcezza e necessità prima, che la porta a liberarsi nel canto.

<<E’ quasi stupore / sentirsi vivi ogni ora / mentre così breve / nasce e muore il giorno. / E’ quasi una grazia il respiro / anche se ha nome dolore>>. (Grazia).

Anche in altre liriche il tema preferito si varia e rinnova in musicali e pensosi pentagrammi. L’anima della fanciulla si adegua all’anima dell’allodola che si sazia d’aurora.

Nei versi intitolati <<Più forte>>, la volontà di vivere si riafferma con la più chiara coscienza dell’angoscia che può costare la conquista di tanto bene:

<<Non importa se tu mi vuoi male / non importa se il mio amore é lontano, / se il destino é muto al mio pianto. / per me non esiste il tuo male. / Io non rincorro l’amore perduto, / non respingo la mano pesante. / Una parte di me, già libera, / guarda dall’alto il mio gesto, il mio male./ Non tocca, non doma, vuole che io paghi / quanto la mia vita chiede, ogni giorno, / ogni ora. Sia gemito o gioia, / o duro silenzio di attesa. / Dare. La parte di me generosa, più ricca, / sta in alto, nella sfera degli Immortali. / Per questo nell’umile vita / io sono più forte, / io non temo il tuo male>>. (Più forte).

Coscienza di essere viva, abolito in sé ogni senso di altri rapporti col destino comune degli uomini: <<nel caldo sole / non sentire che il proprio respiro>>.

Il dolore é inevitabile. E la poetessa lo accetta dal fondo della sua volontarietà decisa, perché sa di possedere l’energia necessaria per illuminarlo di poesia e d’illusioni; ad ogni colpo inatteso e traverso, essa oppone il suo cuore che é chiaro, forte e fresco di giovanile baldanza: piccola maestra di vita, nella quale crede, perché pienamente felice del nulla che la vita le dà.

Autodidatta, di non poche ma disordinate letture, la poesia le nasce dentro spontanea, dal commosso avvertire le cose che la circondano, gli avvenimenti e gli affetti: le si prisma, nella fantasia, in gemme, secondo le giuste esigenze dell’arte, quasi come i cristalli nella roccia, per virtù della stessa natura che crea i poeti. Per avverse vicende, non ha mai potuto intraprendere un corso regolare degli studi umanistici da cui si sentiva fortemente attratta e, per le stranezze famigliari, ha dovuto dedicarsi a lavori produttivi che affollano male il tempo di una scrittrice nata di sogni. Ma questi particolari biografici nobilitano assai nella poetessa, la figlia e la sorella tenerissima e richiamando in qualche modo al pensiero la sorte squallida e prodigiosa del Ichijo, sono di fausto presagio per il caldo nucleo di umanità di cui sarà sostanziata l’opera futura della sua lirica trasfigurazione. Ci commuovono perciò nella loro immediatezza espressiva Tempo, Notturno, Ricordo, Porto (in questa figurazione si scopre la natura dell’acuta acquafortista che la scrittrice sarebbe, trasferita nel campo della pittura), Lieve, (aerea e pensosa), Maternità (sognante e femminea), Distacco (al padre ammalato, – che raggiunge l’alta elegia), Camminando (intima e umana come una pagina di <<Spoon River>>).

Ecco il frammento d’una lirica nel gusto vigoroso dell’acquaforte: <<Il mare chiama, questa notte, / e par un gigante nero che affili / una lama bianca, sulla rena>>.                                 Un altro: Lontano, prima che il mare si perda nella bruma / passa la luce rossa di un rimorchiatore, / e dietro, legate in fila indiana, / le nere chiatte piene di carbone- pesanti di fatiche e silenziose / come fantasmi di condannati/ legati alla catena>>.

Un altro ancora: <<La luna é sommersa nell’erba. / Erba nera sulla luna bianca>>.

In certe pagine, il potere di concentrazione e di sintesi é attuato così sorprendentemente e senza sforzo che fa pensare all’arte consumata d’un tipico cesellatore giapponese di Tanka e di Haikai: <<Amo, e non importa / se tu mi allontani. / Perché l’amore é un dono / che faccio al mio cuore>>. (Amore).

<<Più che la tristezza / dell’ora presente, / si piange l’amaro / di un giorno perduto / che torna sul filo / di una vecchia canzone>>. (Rimpianto).                                          <<Guardo l’infinito / delle mie sbarre>>. (Prigionia).

Par di leggere il diario di un’anima che, di continuo ripiegata su sé stessa, segua tutte le incessanti fasi del suo divenire, con una amara compiaciuta dolcezza.  Il tono riconoscibile allo spirito di cotidiana occasionalità di un diario come questo é conferito senza dubbio dalla conforme andatura del suo linguaggio.  Il lessico della Dotta é, infatti, semplice, spoglio di ricercatezze auliche, di costrutti preziosi, di sontuosi impasti d’eloquio, di colori verbali squillanti e vibrati, dal forte spicco. Sarebbe errore pretendere di trovare in queste liriche <<ariosi>> e <<romanze>> dal canto disteso: esse sono piuttosto, secondo il carattere della loro ispirazione, <<recitativi>> poggiati su una trama di accordi piani e senza spirali di svoli. Ma sono in sincera rispondenza d’un sentire intimo e delicato, e raggiungono, appunto perciò, la compiutezza della forma, il privilegio dello stile. Così,  anche se per il suo canto non é ancora matura il tempo di levarsi all’altezza dei registri soprani, Renata Dotta può varcare il limite della zona sacra della poesia, per offrire alle muse, oltre al ramo fiorito dei suoi venti anni, la sua voce appassionata e trepida di viola d’amore.

ELPIDIO JENCO.

 

Tutte le poesie di Renata Dotta: Libro poesie, Improvviso di Renata Dotta

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