Racconto cap 1: Our lives are made up of simple things.

Le spighe di grano sembravano scorrere al tatto delle sue mani delicate, mentre il caldo dei timidi raggi solari l’avvolgevano in un triste abbraccio. Un leggero vento sussurrava dalla costa, facendole oscillare i capelli e l’abito leggero di seta color crema accompagnato da uno scialle ricamato dalle sue stesse mani. L’estate era alle porte e la voce dei gabbiani riempiva l’aria: prese coraggio, e attraverso’ il cancello arrugginito. Era arrivato il momento, lo doveva affrontare con serenità senza timore, non poteva voltarsi indietro, né indugiare:  non poteva più difendere il proprio narcisismo, quei passi si sarebbero ripetuti.

Il passare del tempo e i fattori esogeni non avevano lasciato traccia sulla sua foto, in contrasto con il grigio gelido della pietra. Il tenero sorriso della piccola, immortalato nello scatto della polaroid, le basto’ a rievocare tutti i ricordi nascosti a fatica in un angolo della sua mente.

All’improvviso il semplice tocco del sole le illuminò i tratti addolciti dall’amore e rianimò il corpo donandoli il dolce aureo. La brezza marina le riempì i polmoni, e il sale del mare le diede quella freschezza al volto, e ai capelli ondeggianti nella luce, da trasformarsi in parte creatura marina. Il mare scorreva nei suoi occhi che ne incatenavano la bellezza e l’oceano nel cuore, che da lì a poco sarebbe diventato incomprensibile, polisemico: un meccanismo fragile, si sarebbe nascosto dall’infelicità, desideri adolescenziali irrealizzati, in sorrisi, scherzi e serietà, ma sarebbe rimasto sempre un abisso. Quando nelle sue piccole mani scorreva la sabbia, e si dissolveva nell’aria creava al soffio del vento un eco di animi agitati, che tacevano entrando in armonia con il dolce sussurrare del mare sulla riva. Tra i ricordi di risate riemergeva il suo immediato sorriso per quelle piccole gioie marine accennato dalle labbra rosee, fresche come le fragole appena raccolte. L’orizzonte, il calore, il canto dei gabbiani, il dolce frastagliarsi delle onde sulla riva, e la loro melodia riempiva il cuore della piccola di una felicità immensa fino a traboccare, ma all’abbandono della riva questo sentimento svaniva e il vizio chiedeva ancora di saziare i sensi nella beatitudine del mare.

Nella sua vita non ci sarebbero state vere sofferenze, così come i rumori della sua infanzia, soppressi e cancellati. Il cuore della bambina non avrebbe sofferto come quello della madre, ma pur l’età avrebbe compreso con perplessità quell’infelicità della vita che la rende piena e allo stesso tempo la disfa di quello che le dona, rendendola, vuota e inutile. Nel mare avrebbe affogato i propri pensieri, motivi di tormento interiore, e sempre del mare parte malinconica dell’anima e consolatrice avrebbe avuto bisogno nella sua vita.Col tempo avrebbe placato la sua ira per l’ingiustizia di ogni cosa e sarebbe entrata in quel mondo di ambizioni e piccoli sentimenti che avrebbero pervaso il suo animo..

Questo era ciò che avrebbe fatto, ma qualcuno fece senza di lei e il tempo custode della vita stessa , riprese il suo soffio, lasciandola inerme come una bambola inanimata: L’aveva sfilata come un vestito, troppo in fretta.

Gli occhi non resisterono all’impatto emotivo, e il ricacciare quei ricordi nell’abisso del suo cuore non le bastò’, sicché le lacrime iniziarono rigarle il viso seguendo, un gemito sommesso.

Era passato così tanto tempo? Non lo sapeva nemmeno lei, ma era certa, non abbastanza per poter dimenticare, non ancora.

L’eco delle sue risate, il morbido tocco della mano, il suo profumo, i morbidi riccioli biondi, quei piccoli occhi azzurri alla luce del sole, e il barlume di vita e di speranza che portavano in essi. I suoi passi sulla battigia riecheggiavano ancora nello scrigno del dolore, impressi in un orizzonte lontano. Avrebbe sperato di sentire il tepore delle sue piccole mani sugli occhi, e una risata infantile riecheggiare alle proprie spalle: Sapeva che niente di questo sarebbe più’ successo, ma la speranza rimaneva ancora. A volte lo scorrere del tempo non era sufficiente per sfuggire dal passato nonché al futuro.

Una triste domanda le ronzava nella mente: Che cosa l’aveva riportata in quel luogo lasciato al tempo e intrappolato nel dolore?

Si portò le ciocche dietro ai lobi delle orecchie, si asciugò le tiepide lacrime, chiuse gli occhi e inspirò la brezza marina: l’infrangersi lontano delle onde sulla costa, la riportò nell’infanzia, nella loro.

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