Racconto cap 2: Our lives are made up of simple things

Valerie, 1989

Il mare si stagliava all’orizzonte senza fine, fra giochi di luce e di ombre. La sera stava calando e nonostante tutto, due esili figure rimanevano sugli scogli a contemplare la bellezza di quel tramonto. Valerie si affacciò di più agli scogli, fin dove sua sorella aveva fatto senza aver paura di cadere.

“A cosa pensi?“ Ci pensi qualche volta? Voglio dire ti manca?” Aveva chiesto la sorella.

“Forse si, ma non é così importante, mamma non ci pensa più. Perché noi dovremmo pensarci?”

Valerie abbassò lo sguardo sull’acqua cristallina e cercò di ricacciare i suoi pensieri, forse in fin dei conti Hannah aveva ragione, non valeva la pena di chiedersi sul perché e chi. Con la madre accanto non sentiva la solitudine e la necessità di un padre, ma a volte il fatto di sentire la parola “padre” dalle sue coetanee, le creava un vuoto, un senso di smarrimento: perché non sapeva cosa significasse e non lo avrebbe mai saputo.

Un sorriso incoraggiante sbucò davanti al viso triste della bambina: “Valerie tu hai me, e la mamma. Niente potrà dividerci, ormai siamo unite per sempre.”

Il “per sempre” riecheggiò nella mente della sorella lasciando un’impronta indelebile, quasi una garanzia della felice vita eterna. Annuì sorridendo a sua volta, e unì la mano a quella della sorella: ora era sicura che niente le avrebbe separate.

Il loro flusso di felicità fu interrotto dal richiamo della madre alle loro spalle, e le due si alzarono risalendo la scogliera, abbandonando la conversazione precedente. Valerie si voltò ancora a contemplare l’immensità del tramonto per una frazione di secondo, sentendo nel suo animo liberarsi l’angoscia per dar luogo alla sicura realtà e al soccombere di un cambiamento.

Riaprì di nuovo la lettera per la seconda volta che le aveva inoltrato la madre, e le parole innocenti la ferirono travolgendola come una marea, in una corrente di emozioni soppresse negli anni.

Cara Claire,

Sono passati tanti anni, da quando non vi ho più viste. So di aver sbagliato, scegliendo ciò che secondo il tempo era più opportuno al mio egoismo, so di aver abbandonato tua madre e voi piccole, e non pretendo il vostro perdono. So benissimo di non esserci stato per voi, e di aver fallito, ma solo pochi anni fa ho iniziato a comprendere tutto quello che ho perso e a pentirmi in un modo che.. Insomma non mi auguro che tu possa sopportare. Mi sono crogiolato nel mio dolore e ogni volta ho preso questa penna per scrivervi, ma le parole sono morte nell’inchiostro prima di poter sfiorare il bianco della carta. Mi sono pentito amaramente Claire. Non chiedo pietà, comprensione, chiedo solo di poter incontrarvi, parlarvi e stabilire di nuovo dei rapporti con voi, ci tengo ancora, ci ho sempre tenuto in realtà ma la stupidità della gioventù non ha fatto altro che richiudermi nella mia gabbia d’oro senza spazio per le vere persone e il loro valore. Ho voluto difendermi dalla paura e dalle responsabilità. Ti prego incontriamoci, parliamone ne ho un bisogno disperato, voglio rivederti insieme alle mie ragazze Valerie e Hannah. A proposito di loro, potrebbero scrivermi? Magari raccontarmi qualcosa di loro, vorrei conoscerle meglio.

A presto

Alexander

Le ultime parole la colpirono al petto da provocare un lungo apparente silenzio nella cassa toracica, e la rabbia mista alle lacrime le risalì  fino alla gola.

Molte erano le domande che gli avrebbe rivolto come: “Con quale coraggio ci rivolgi la tua attenzione e ci chiedi di scriverti qualcosa dopo 22 anni di silenzio?  Dov’eri durante tutto questo tempo? Non ti sei mai degnato di starci accanto per tutto questo tempo e prenderti cura di noi? E adesso ci chiedi di dirti qualcosa sulla nostra vita? Cosa hai fatto in tutti questi anni mentre le tue figlie crescevano?  Ti crogiolavi dal dolore? E noi? Cos’é ti sei già divertito abbastanza per accorgerti di noi? Ora cosa vuoi da noi? Credi che tutto sia okay, e che io non possa capire la situazione e la tua necessità di divertirti ancora a 35 anni? Forse ora che la vecchiaia ti sta consumando, ti sei ricordato di avere due figlie?”

Quest’ultimo pensiero la paralizzò all’istante, ma si riprese velocemente.

“E forse credi che noi abbiamo pensato a te tutti i giorni e le notti, e questo pensiero può rincuorarti e perdonarti per la tua scelta? Sai tutta questa confidenza con “tue ragazze” io non la vedo, ci dovevi pensare prima a instaurarla. Per me non sei altro che un illuso sconosciuto, che cerca di riprendere dei rapporti quando sente vicino il profumo della fine. Sei patetico Alexander.

Non avrebbe ottenuto risposte, perché la sua stessa coscienza le impediva di perdonare un uomo così, e la innervosiva il solo pensiero di mettersi in contatto con lui.

Un pallido raggio tra le cupe nuvole ora la seguiva lungo la battigia circondata dai vecchi litorali rocciosi frastagliati dal vento, intenta a percorrere i passi dell’infanzia. Il vento freddo del nord l’avvolgeva sferzandole il viso, che si arrossiva e gelava sotto quella morsa in movimento. Tirò su col naso e si strinse ancora di più nello scialle, ma non servì più di tanto, sapeva di essere vulnerabile al freddo, ma dopo tutto lei aveva sentito ben peggio del freddo esterno. Si soffermò per pochi secondi, ma nel suo inconscio durarono l’eternità, intenta a rivedere una serie di immagini della sua vita. L’ultima che scorse fu la foto in montagna, il loro terzo campeggio. Scossa allontanò da sé il passato e decise di lasciare il mare alla propria tempesta, che stava per abbattersi sulle coste dell’Irish.

By myself

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