Storie di ballerine… Quando la vita diventa danza, Al Teatro alla Scala

Interview con Svetlana Zakharova. (Translated by myself from Russian and edited)

<<C’era un sogno, era quello di mia madre: diventare una ballerina.>>

“Lei ha sempre voluto diventare una ballerina, ma i suoi genitori non le hanno mai dato questa opportunità. A differenza di mia madre, che mi ha offerto questa possibilità di partecipare alle lezioni della scuola di ballo…”

Quando avevo 10 anni, mi portò da una ballerina professionista molto anziana, e mi ricordo che vedendomi disse a mia madre di portarmi senza indugi alla scuola di ballo a Kiev: ero nata per questo. In questa scuola c’era una grande selezione, circa trenta bambini per un posto. Lavorai per sette anni nel teatro Mariinsky, dove ballai tutto il repertorio, dal classico al contemporaneo. I partner erano favolosi. L’andamento della mia carriera aveva degli alti e dei bassi: ed é proprio in quei momenti, che iniziai a sentire la necessità di cambiare qualcosa nella mia vita. Ero in cerca di nuove emozioni, sensazioni, qualcosa su cui potermi focalizzare.

Nel corso degli anni al Mariinsky, mi giunsero spesso proposte presso il Bolshoi, ma rifiutai di continuo. In seguito arrivò quel momento nel quale, sapete quando in un fiume confluiscono più ruscelli, e la sopportazione scoppia? In quel periodo della mia vita erano successe tante cose, ed é allora, che avevo deciso di lasciare tutto a S.Pietroburgo per iniziare una nuova vita. Mi riproposero di nuovo di passare al Bolshoi, indubbiamente accettai.

Quando venni a lavorare al Bolshoi, arrivai già étoile, vale a dire da ballerina qualificata, a differenza di quando giunsi al Mariinsky; ero ancora una bambina e dovevo salire la scala graduatoria passo dopo passo per raggiungere i miei obiettivi.

Ero la prima ad esser diventata già étoile, peccato che lavorai solo per un anno nella parte storica del teatro. Dopo di ché chiusero il Bolshoi del tutto, per la ricostruzione: furono tempi difficili. La restaurazione del teatro si prolungò per alcuni lunghi anni. Per fortuna di fronte a questo edificio, sorgeva un teatro chiamato “Nuovo scenario”, in cui si svolgevano e continuavano ad essere rappresentati tutti gli spettacoli del teatro Bolshoi; si conservò tutto il repertorio, insieme al gruppo di ballerini. In quello stesso anno aprirono la parte storica del teatro dopo le restaurazioni, e quando finalmente dopo tanta nostalgia potei ballare su quello scenario, fu per me una grande gioia: fu davvero incantevole insieme a tutte quelle sensazioni di bellezza e di beatitudine della sala, semplicemente uniche. Lo scenario, era così comodo, bello, penso uno dei migliori al mondo.

Quando ricevetti la proposta di lavoro presso il Teatro la Scala fu tutt’altra cosa. Dopo tanta famigliarità con gli spettacoli nei quali mi esibivo, avevo già fatto conoscenza con il gruppo con cui danzavo, e poi il repertorio: non potei rifiutare, era stato così piacevole ricevere questa proposta.

Ogni volta che arrivo qui alla Scala, arrivo con piacere, amo il gruppo di ballerini, il teatro, amo Milano. Mi sento bene qui, voglio semplicemente, lavorare lì dove mi sento bene.

Amo molto ballare negli spettacoli romantici, spettacoli nei quali posso recitare, mentre ballo. All’inizio, quando preparo il mio nuovo ruolo, se é un personaggio letterario, di certo mi impegno a leggere e a conoscerlo il più possibile. Se devo leggere qualche romanzo, mi impegno a leggerlo e ad acquisire al meglio le conoscenze sul personaggio del mio ruolo; certamente guardo le altre esibizioni, perché mi interessano molto quelle vecchie e i loro confronti.

Anche se ballo in uno spettacolo senza un soggetto specifico, non provo ne felicità ne dolore. Invece dove è assente il dramma cerco di impegnarmi lo stesso trovando qualcosa per viverlo, sentirlo emotivamente, e trasmettere ciò che é buono e giusto. Voglio dare al pubblico una piacevole, gradevole, impressione che non sia solo il movimento, dietro la tecnica, ed esperienza, che necessariamente scorra attraverso di me, attraverso la mia anima.

Cosa potrei dire di me? Beh sicuramente adoro indossare comodi vestiti, ma allo stesso tempo adoro apparire elegante nelle occasioni speciali. Mi piace sentirmi donna, femminile, truccata, adornarmi di gioielli, in realtà amo molto apparire bella, fresca ed elegante: tutto ciò che a una donna può piacere.

Nonostante il mio lavoro, non rinuncio ai tacchi alti, gli amo, poiché la maggior parte delle mie scarpe lo sono. Spesso dai tacchi alti passo ai tacchetti piatti per comodità, perché bisogna molto badare ai nostri piedi di ballerine.

Quando arrivo a Milano, prima di tutto, se ho tempo vado nei negozi.

Tra le altre cose che preferisco fare, é andare nei ristoranti.

Qui a Milano, ci sono alcuni dei miei ristoranti preferiti, ristoranti in cui, mi conoscono già,  e mi stimano. Amo molto cenare e pranzare in essi, perché ci sono alcuni angoli dove non capitano i turisti, sono conosciuti solo dagli abitanti di Milano: sono ristoranti caserecci, familiari, per questo motivo adoro andarci, e ogni volta che arrivo a Milano gli frequento necessariamente, senza dimenticare la cucina italiana, che a mio parere è la migliore.

Immagine

Per approfondire: http://www.grazia.it/magazine/interviste/Svetlana-Zakharova-Mangia-balla-ama

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