Breve incontro..

Così doveva essere il loro incontro, improvviso tra questi sedili, in un giorno tetro di primavera.

Lei, assorta nella lettura di un libro, i capelli biondi umidi che le scendono sul viso di porcellana, le labbra rosee chiuse in un sorriso, gli occhi grigi. Avvolta in un chiaro spolverino grigio, avvolta nella sua solitudine. Lui impacciato, come al solito, spensierato, sicuro di se, quasi indistruttibile, apatico: ma questa volta é diverso per quella ragazza, che immediatamente incatena il suo sguardo. Non riesce a toglierle gli occhi di dosso, é come una calamita, eppure prova una sensazione famigliare, come se in un angolo della memoria, il ricordo di lei esiste: troppo presto per perdersi negli errori. La mano tra i capelli corti e neri sparati al gel, la borsa beige da studente sulla spalla, la giacca di pelle nera, i jeans di Ck, scarpe Nike e la maglietta attillata a maniche corte grigia quasi desse l’aria da star. Getta lo sguardo sui sedili disponibili, nella mente solo interrogativi e e dubbi gli ronzano nella testa -Chi é quella ragazza? Dove l’ho vista? Non può essere.. E’ passato talmente tanto tempo.

Lei lo osserva di sfuggita, e prega solo di non aver la sua presenza accanto, anche se d’altro canto dovrebbe esserle indifferente. Per un breve istante le sovviene la sua faccia da moccioso, che aveva lui, capelli spettinati, viso abbronzato, carattere da leone, a volte veramente insopportabile.

Non ha il tempo per riflettere, poiché i posti sono limitati in quella carrozza, e gli unici liberi sono vicino a lei. Scorrere in un’ altra carrozza o restare? Mostrarsi e farsi vincere dalla curiosità o essere indifferente? La curiosità ha sempre la meglio sull’uomo, e così é. Si avvicina a lei, si siede di fronte per porre distanza, non che non abbia rapporti con le persone, semplicemente non può rischiare. Lei scosta la sua borsa dal tavolino, senza distogliere l’attenzione dal su romanzo. Lui inizia a studiare ogni suo tratto, ogni singolo movimento, dal sorriso agli occhi: la soffici labbra distese in un sorriso accennato, il piccolo naso alla francese, gli zigomi alti, la pelle soffice e chiara, gli occhi di un verde lichene confuso spesso con il grigio o blu, le ciglia lunghe e le sopracciglia sottili e ben definite. Mentre legge nota un suo gesto tipico, si avvolge le esili dita attorno alle sue ciocche morbide come onde. Il collo é messo a nudo e sembra attirare i baci, decorato solo da un semplice ciondolo a forma di cuore, lui crede forse sia del fidanzato: come farebbe una come lei a non esser circondata da giovani innamorati, pronti a donare il loro cuore, pur di avvicinarsi a lei. Le mani curate abbracciano Jane Eyre, un romanzo troppo femminile per i suoi gusti. Le gambe accavallate sotto il tavolino, sembrano quelle di una modella attillate dai collant, che lasciano scoperte le caviglie sottili, mentre i piedi calzano delle ballerine nere. E’ imbarazzato dall’effetto della sua presenza, la bellezza gli suggerisce di guardarla insistentemente, meravigliato. Quanti pensieri distolgono l’attenzione del giovane, troppo impegnato a fantasticare su quelle labbra che suggellano un tenero bacio. La ragazza ormai un poco infastidita da quell’incessante sguardo, pone il segnalibro tra le pagine, posa il libro ed estrae il cellulare dalla borsa. Sono le sei e un quarto.

Lui estrae il suo quaderno degli appunti per distrarsi, un poco incasinato e inizia a leggerlo per mezz’ora. Per il nervosismo lo molla e decide di affrontare la realtà.

Il ragazzo sente di fare la figura del maniaco e getta le sue prime parole senza badarci.
“Ciao” il suo biglietto da visita, sorride intimidito per la prima volta. Lei solleva lo sguardo e lo guarda sorpresa, ma senza darlo a vedere, risponde un semplice “Ciao”. Nella mente si chiede solo con disinvoltura, che cosa voglia lui da lei.

“E così ci ritroviamo? Qui proprio sulla strada dell’Università”. Lei sorride facendogli credere che così sia, mentre lui si sente arrossire, e cerca un appiglio per continuare.

“Quanto tempo é che non ci si vede, intendo dire, sono passati sette anni, quasi non ti ho riconosciuto.”

“Si in effetti, nemmeno io ti ho riconosciuto.” Abbozza un sorriso, e riprende il libro, mentre pensa “veramente ti ho riconosciuto, uno sfacciato come te si riconosce a distanza”.

Il ragazzo é spiazzato, poiché crede davvero che lei abbia mirato la sua attenzione verso lui.

Continua il discorso.

“Che facoltà frequenti?

“Psicologia. Tu?

“Io, Architettura.”

“Wow, deve essere interessante, per te intendo.” Disse con sarcasmo lei, ricordando gli evidenti e scarsi interessi di lui. Se non fosse per la sua educazione e riservatezza si sarebbe messa a ridere di gusto, ma d’altra parte cosa poteva interessarle delle scelte di lui, l’età di certo non fa sempre l’uomo maturo.

Finalmente inizia a rilassarsi, e sorride. “ Ti ricordi il campeggio? La sera quando stavamo a raccontarci storie davanti al falò e..” Lei senza alzare lo sguardo dal libro, risponde semplicemente con lo stesso tono di voce sereno. “Si, ricordo, era ai tempi delle medie quando dormivamo nelle tende e ogni tanto i ragazzi venivamo a farci gli scherzi.”

Sorrise, ridendo e mettendo in mostra i canini.

“Beh, vorrei chiederti, se sei libera dagli impegni in estate, e magari se ti va, potresti venire al campeggio con me e i miei amici, e se sei fidanzata porta pure il tuo ragazzo.

Senza pensarci troppo, risponde inaspettatamente con un semplice e sarcastico “Ok, d’accordo”.

Vorrebbe chiederle “davvero?”, ma non può servire la sua ingenuità su un piatto d’argento.

Guarda l’ora, sono le sei e quaranta, tra poco deve scendere, ma non può farsi scappare l’opportunità.

“Se vuoi ti lascio il mio numero di cellulare, così nel caso tu voglia, unirti a noi in estate, magari accanto ad un falò come ai vecchi tempi..”

“Si come ai vecchi tempi..” Sorride e si morde un labbro per trattenere la risata.

Lui impacciato apre il suo quaderno strappa una angolo della pagina, e con la sua biro si mette a scribacchiare il suo numero nella fretta.

“Ecco, qui”.

“Grazie”, Risponde lei.

Dal microfono viene annunciato l’arrivo alla seconda stazione di Torino. Il ragazzo richiude in fretta la sua tracolla, e scivola via salutandola con il sorriso stampato sulle labbra.

“Alla prossima Claire. Ciao!”

“Ciao Andrea!”.

Nei suoi pensieri, lei non può fare a meno di sorridere per quel buffo incontro, ancora con il suo numero fra le mani…

By myself

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