Per un giorno, per sempre..

Kim Malthe-Bruun – Danimarca

Di anni 21 – marinaio – nato a Edmonton (Alberta, Canadà) 1’8 luglio 1923 -. Trascorre infanzia in una fattoria canadese – a nove anni si trasferisce con la famiglia in Danimarca – frequenta una scuola nautica e consegue la licenza liceale -. Nel 1944 interrompe a carriera nella marina mercantile per unirsi al gruppo « Jorgen Winther »* -. Arrestato dalla Gestapo il 19 dicembre 1944 – torturato –.

Fucilato il 6 aprile 1945.

Cella 411, 4 aprile 1945

Cara mamma,

con Jorgen, Niels e Ludvig sono stato condotto davanti al tribunale militare. Siamo stati condannati a morte. So che sei una donna forte e che ti rassegnerai, ma non ti devi limitare a rassegnarti, devi anche rendertene conto. Io non sono che una piccola cosa, e il mio nome sarà presto dimenticato, ma Crescerò e diventerò maturo, vivrò in voi, i cui cuori ho occupato, e voi continuerete a vivere, perché sapete che mi trovo davanti a voi e non dietro di voi, come forse eri portata a credere. Ho scelto una strada di cui non sono pentito, non sono mai venuto meno a quanto era nel mio cuore, e ora mi sembra di vedere una certa correlazione. Non sono vecchio, non dovrei morire, ma tuttavia mi pare naturale e semplice. E’ soltanto il modo brusco che ci spaventa in un primo momento. Il tempo è breve, i pensieri sono molti. Non capisco il perché, ma il mio animo è sereno. Vorrei esser stato un Socrate, ma il pubblico è mancato. Sento la sua stessa calma, e vorrei che ve ne rendeste completamente conto.

In fondo è assai strano esser seduto qui, intento a redigere questo documento per la vita. Ogni parola resta impressa, non può esser modificata, mai mutata.

Jorgen scrive di fronte a me, abbiamo vissuto insieme, ora moriamo insieme, due compagni. Sono stato con Poul, avevamo molte opinioni differenti, ma egli sa cos’ho in me e cosa posso dare. Senti come una lama che ti taglia l’animo, è il dolore, si dice, ma guarda l’infinito, dobbiamo morire, e né io né te possiamo dire se sia bene o male che il mio trapasso avvenga un po’ prima o un po’ dopo. Ricordati, ti giuro che è vero, che ogni dolore si muta in gioia, ma solo pochi vorranno riconoscerlo di fronte a se stessi. Si sono avvolti nel dolore e l’abitudine fa credere loro di esser sempre avvolti nel dolore. La verità è che dopo il dolore giunge la profondità e dalla profondità sorge il frutto. A me niente ferisce l’animo, è cosí, e te ne devi rendere conto. Ho qualcosa che vive e arde in me, amore, ispirazione, chiamala come vuoi, tuttavia qualcosa che non riesco a esprimere. Ora muoio, e non so se ho acceso una piccola fiamma nell’animo di qualcuno, una fiamma che mi sopravvivrà, ma sono ugualmente sereno, perché ho visto e so che la natura è ricca, nessuno nota se un germe viene calpestato e muore, perché dovrei dunque rattristarmi io, quando vedo tutta questa ricchezza che vive?

Ci sono poi i bambini, che mi sono sentito vicini in queste ultime ore, ero felice di rivederli e di vivere nuovamente con loro. Ho sentito il mio cuore palpitare al pensiero di loro, e spero che cresceranno da uomini che sanno guardare oltre gli argini della via. Spero che il loro animo possa svilupparsi liberamente e mai sotto un’influenza unilaterale. Salutameli, il mio figlioccio e suo fratello.

Vedo quale svolta prendono le cose nel nostro paese, ma ricordati, e ve ne dovete ricordare tutti, che il sogno non deve essere di tornare ai tempi prima della guerra; il sogno per voi tutti, giovani o vecchi, deve esser di creare un ideale per noi tutti che non sia unilaterale. Il nostro paese tende verso una grande meta, qualcosa a cui anche il piccolo contadino aspirerà, mentre con gioia sente che il suo lavoro e la sua lotta hanno fatto suo questo «qualcosa ». Infine c’è lei che è mia. Falle capire che le stelle brillano ancora ed io non ero che una pietra miliare. Aiutala.

In fretta, tuo figlio maggiore ed unico

Kim

Note

*Organizzazione che prende nome dal suo fondatore, anch’egli fucilato.

 

Giovanni Mecca Ferroglia (1926-1944)

Elettricista, partecipò come partigiano a varie azioni nel Canavesano (Piemonte), Arrestato e processato, fu condannato a morte, sebben giovanissimo. Cadde fucilato l’8 ottobre 1944.

Cara mamma,

Ti scrivo queste mie ultime righe, alle ore 5 di mattina. Fatti molto coraggio, mamma che ci rivedremo in Paradiso. Io di lassù pregherò tanto per te che presto verrai a raggiungermi e allora resteremo sempre insieme. Quelli che mi hanno condannato li perdono perché non sanno quel che si fanno. Ho combattuto per la mia Idea, e credo che il mio sacrificio non sia vano, altri uomini mi vendicheranno, per loro penserà certamente la giustizia di Dio.

Mamma ti ho sempre amata anche se qualche volta ti ho fatta arrabbiare.

Mamma ti chiedo perdono di tutto, non maledire il destino che mi ha travolto improvvisamente, ma è il destino che Dio dà agli uomini.

Comprendo il tuo dolore e ti chiedo perdono d’avertelo dato. Non m’importa di morire perché la vita terrena è solo una bolgia infernale. Mamma ti dò il mio ultimo addio.

Ci rivedremo in Paradiso.

Addio,

Giovanni

Dal Carcere, Torino 7.10.1944

Caro amico,

spero ti ricorderai quando eravamo a scuola insieme e quando eravamo in montagna. Ora ci siamo rivisti in infermeria, prigionieri tutt’e due. Quando ho saputo del tuo cambio sono rimasto molto contento: così almeno tu sei salvo e potrai vendicarmi. Il mio destino è stato questo: mi hanno denunciato al Tribunale più schifoso che esista:

ti narro un po’ il processo. Mi portarono via dalle carceri legato come un delinquente, sbattendomi sul banco degli accusati. I giudici sono tutti assassini e delinquenti: non  mi hanno nemmeno fatto parlare. Chiesero la mia condanna a morte col sorriso sulle labbra, ed hanno pronunciato la mia condanna ridendo sguaiatamente come se avessero assistito ad una rappresentazione comica. Spero che noi saremo le ultime vittime di questi assassini: ma voi che restate dovete vendicarci duramente. Muoio contento di aver servito la mia causa fino all’ultimo. Vuol dire che quello che non faccio più io, lo faranno gli altri.

Ti ho scritto queste parole 10 ore prima di essere fucilato. Io sono tranquillo e contento come quando eravamo

insieme nei partigiani.

Addio !

 

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2 risposte a “Per un giorno, per sempre..

  1. Sebbene la guerra e l’odio abbiano spazzato le ceneri di ogni materia, le parole sono rimaste insieme alla loro forza, per sempre, e devono essere ricordate, perché nessuno dimentichi la dignità, il passato,e sopratutto l’umanità.

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