Per non dimenticare le vite perse: Qui, dove le albe sono quiete..

Ispirata al romanzo “Qui dove le albe sono quiete” di   K. Molčanov,   vorrei condividere brevemente con un voi un aspetto che generalmente s’ ignora al giorno d’oggi, ma che per fortuna alcuni paesi celebrano ancora per mantenere viva la memoria..

Sono passati 70 anni da quando la Seconda Guerra mondiale e’ stata vinta con una grande perdita per la popolazione dell’URSS e dei paesi alleati. Ora come ora non vorrei fermarmi al semplice nazionalismo e alle ideologie geopolitiche della guerra tuttora più che presenti al giorno d’oggi, ma fare una riflessione morale. La mia domanda è’, abbiamo davvero compreso il prezzo delle vite altrui? Quanti sono stati coloro che hanno perso la vita per noi, per il nostro futuro, quanti sono rimasti senza nome e senza merito nell’ignoto, quanti non sono ritornati dalle loro famiglie, dai loro cari che hanno cercato i resti delle loro spoglie e ancora tra i pochi che rimangono e non si danno pace, quanti non hanno avuto la possibilità di vedere i propri figli, di vivere e gioire della vittoria della loro battaglia.. Quanti sono stati dimenticati nella polvere perché la loro generazione è stata spazzata dall’odio umano è fatta prigioniera  del più totale oblio, quanti hanno rinunciato alla sicurezza, al caldo di quelle coperte con le quali oggi ci stringiamo ogni notte al petto sperando in giorni migliori, quanti hanno patito la fame nei campi di battaglia, nelle città, nei lager, nei ghetto.. Quanti hanno rinunciato ai sentimenti e alle passioni lasciate a casa, in attesa di un ritorno. Uomini, donne, bambini.. Certamente i 6 milioni di ebrei compianti non sono comparabili ai più dei 27 milioni di soldati e civili russi riconosciuti ufficialmente, che hanno combattuto insieme come uomini, donne e bambini. In quanto donna vi potrei parlare di piloti donne, sniper donne, donne operaie nell’industria metallurgica bellica e nell’edilizia, madri, mogli, infermiere, perfino ragazzine abbandonate che si sono fatte carico degli loro parenti..E per non parlare di quante persone, parliamo di milioni di deportati di civili dell’URSS nei campi di lavoro e nelle prigioni della Russia Orientale  prima della Seconda Guerra Mondiale e dopo,  insieme alla disorganizzazione bellica della dittatura staliniana..

I sommersi della Seconda Guerra Mondiale sono stati quasi 100 milioni..e per cosa? Per qualcosa che accade di continuo sotto i nostri occhi che sopprimiamo con le belle parole come “democrazia”, “libertà”, “diritti dell’uomo” , ma vi chiedo dove? Non riusciamo ad aiutare noi stessi e il prossimo, non siamo solidali nemmeno per organizzare una manifestazione, eppure vogliamo più diritti perché non conosciamo quelli acquisiti e non gli sfruttiamo, e non gli sappiamo usare..

Noi non lo apprezziamo, non riusciamo ad immaginare cosa significhi sacrificare se stessi, il proprio corpo per una giusta causa, prendere la guerra a mani nude, farlo con la speranza, innamorati o no i civili insieme ai semplici soldati l’hanno fatto: hanno combattuto per una causa, hanno lasciato i loro sogni tra le mine, tra i campi di battaglia, tra le torture, tra le trincee, nelle stesse città in cui sono nati.. Hanno impresso il loro coraggio nelle mani, e nella voce, la loro volontà e la loro forza d’animo gli ha spinti a sacrificare la loro esistenza per un fine migliore, un mondo sopraffatto più che mai, e stretto nelle mani invisibili della manipolazione.

Ora vi chiedo, chi si ricorderà, chi penserà a loro? Della loro vita, della loro storia, delle persone che sarebbero state, dei loro affetti e sentimenti ormai troncati e mai realizzati, degli anni più verdi della loro vita o della maturità e della senilità, delle loro famiglie, e magari dei loro figli..Tanti non sono tornati e mai torneranno.. In ogni guerra di qualunque tempo e luogo sia, il destino dell’uomo è lo stesso e s’intreccia sempre con l’uomo che rievoca alla memoria o vive la stessa tragedia, non siamo estranei, siamo gli stessi con le stesse emozioni, pensieri, sentimenti, forza, coraggio, e volontà.

Alla fine cosa ne sappiamo e possiamo capire, noi egocentrici con le nostre comodità, i nostri vizi, i nostri piaceri dove il sacrificio non è che un risparmio economico, e dove l’importanza della memoria diviene importante solo al manifestarsi del morbo di Alzheimer…

Nonostante questo, credo che non saranno mai abbastanza le parole, che potremo dedicare al silenzio e all’oblio di tutte le genti..

Con questa citazione  tratta da un romanzo di settant’anni fa concludo: “Alla fin fine, c’è un abisso tra il giovane che ho davanti e il guerriero di domani. Si sa che l’essere umano è complesso, plurale, scisso, pieno di risvolti, ma ci vogliono guerre, grandi rivolgimenti per rendersene conto. È lo spettacolo più appassionante e terribile. Il più terribile perché il più vero; non ci si può illudere di conoscere il mare se non lo si è visto nella tempesta come nella quiete. Solo chi ha osservato gli uomini e le donne in tempi simili a questo può dire di conoscerli a fondo è solo lui conosce se stesso.” Irène Némirovsky, Suite française.

Ai giovani della guerra..

Fra questi alti arbusti,

tra queste rocce di lontana memoria,

l’eco ancora riecheggia:

urla, e affanni,

dolore, gioia, amore e coraggio,

la vita non é stata onesta.

Ora, il ricordo é tristezza,

é un tuffo nel cuore senza speranza;

giovani morti

all’apice della giovinezza.

Sorridono i volti di fronte

al visitatore, che commemora

ancora, il passato,

sospira tra queste conifere,

e rivive quei giorni:

loro sono qui,

Qui, dove le albe sono quiete..

By myself

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