Il massacro di Volhynia

Traduzione del testo pubblicato su: http://www.volhyniamassacre.eu/__data/assets/pdf_file/0006/5199/The-July-1943-genocidal-operations-of-the-OUN-UPA-in-Volhynia.pdf
Autore: Ewa Siemaszko

Le operazioni del genocidio condotto dall’OUN-UPA nel luglio del 1943

Questo articolo dibatte l’apice dello spietato sterminio biologico dei polacchi , perpetrato per oltre 17 mesi (dal novembre 1942 fino ad aprile 1944) dall’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (Orhanizatsiya Ukrayinskykh Natsionalistiv, OUN) , e dall’Esercito Insurrezionale Ucraino (Ukrayinska Povstanska Armiya, UPA).
Le informazioni presentate si basano sui calcoli statistici e sulle analisi degli eventi in Volhynia, pubblicati nel 2000 in un lavoro di due volumi Ludobójstwo dokonane przez nacjonalistów ukraińskich na ludności polskiej Wołynia 1939-1945 ( Il genocidio commesso dai Nazionalisti Ucraini contro i Polacchi in Volhynia 1939-1945), che ho scritto assieme a mio padre Władysław Siemaszko. Questo lavoro è il risultato di lunghi anni di lavoro sui materiali di ricerca che ammontano approssimativamente a 2,500 documenti.
Nell’autunno del 1939 i polacchi sono stati’obiettivo di vari atti di terrore e di omicidio in Volhynia, quasi immediatamente dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Poiché i territori confinanti all’Est della Polonia furono ridimensionati dall’URSS, questi crimini non divennero operazioni su larga scala. Questo perché il terrore dell’Unione Sovietica (seguito da un breve periodo di libertà che permise agli ucraini di attaccare la Polonia) interessò l’intera popolazione e la vita civile come tutto il resto. Gli attacchi del 1939, furono indice dell’atteggiamento ostile nei confronti della Polonia e della popolazione polacca, segnando l’inizio del piano dell’OUN, ovvero la costituzione dello Stato ucraino indipendente, unito ed “etnicamente uniforme”; come descritto nelle decisioni firmate a Vienna al Primo Congresso dell’OUN bel 1929, e in seguito a Roma al Secondo Grande Congresso dei Nazionalisti Ucraini nell’agosto del 1939, proprio prima dello scoppio della guerra.

Nel quarto capitolo, sezione 2 delle decisioni del Primo Congresso dell’OUN intitolato “ Politica estera” viene dichiarata: “Completa eliminazione di tutti gli zajmańcy (occupanti stranieri) dalle terre dell’Ucraina-, da portare a termine nel corso della rivoluzione nazionale e di creare la possibilità per uno sviluppo della Nazione ucraina all’interno del suo stato,- possibile solo attraverso un sistema di forze militarmente armate e una volontaria politica alleata. Il contenuto di questa sezione viene ribadito successivamente, ma in termini più delicati nella sezione 3 del capitolo cinque sulle decisioni del Congresso, intitolato “ Politica Militare” che afferma: “Solo il potere militare fondato su una nazione amata pronta a combattere ostinatamente e fieramente per i suoi diritti, libererà l’Ucraina dagli occupanti.”
Il piano di eliminare i zajmańcy, che- secondo gli attivisti nazionalisti ucraini- hanno illegalmente preso il possesso delle terre dell’Ucraina, non era concepito durante la guerra, ma 10 anni prima del suo scoppio, e il suo proseguimento fu accordato dalla proclamazione del Secondo Grande Congresso dei Nazionalisti ucraini a Roma: l’Ucraina agli ucraini! Non lasceremo un centimetro delle terre dell’Ucraina nelle mani dei nemici e obcoplemieńcy! [letteralmente. ‘nontribesmen’,enfasi “miei”]. I nazionalisti ucraini iniziarono a proclamare la necessità di un “pulizia” ucraina dalle altre nazioni, all’inizio dell’occupazione tedesca delle terre orientali di confine della Polonia nel 1941. Fu a quel tempo che iniziò lo sterminio dei polacchi e gli atti di terrore. Non ci furono ancora omicidi condotti su larga scala contro i polacchi, perché i nazionalisti non erano ancora sufficientemente preparati ad organizzarli e a metterli in atto.

Intraprendere un’ “operazione di pulizia contro tutti i nemici della razza” (esplicita allusione fascista) richiese l’espansione della rete organizzativa (decimata durante l’occupazione sovietica), tramite il raggruppamento delle forze militari, e la diffusione propagandistica per preparare la società ucraina. Questi compiti furono portati a termine nel 1941-1945.
Tutti gli spiacevoli eventi che avevano coinvolto i polacchi e protrattisi fino al 1942, quando gli attacchi contro singoli individui e famiglie polacche divennero diventarono parte del quotidiano, oggi possono essere letti come il preludio del genocidio commesso dalla fine del 1942 fino al 1945.
Nel febbraio del 1943, alla Terza Conferenza dell’OUN (ora guidata da Stephan Bandera), proprio prima che iniziasse lo sterminio dei polacchi su larga scala, si decise di eliminare tutti gli “occupanti”, che in pratica equivaleva dire uccidere i polacchi, che erano al tempo (dopo l’Olocausto degli ebrei dell’Ucraina nel 1942) il gruppo etnico più grande non ucraino. Il seguente sterminio fu inoltre ovviamente legato alle decisioni della conferenza. Inoltre, l’idea di stati- nazionali entro i confini etnici fu accettata come “la più moderna” del tempo.
Gli stermini di massa della popolazione polacca iniziarono nel febbraio 1943 da parte del gruppo nazionalista conosciuto come “bulbowcy”, sotto il comando di Maksym Borovets, aka “Taras Bulba”, il quale uccise tutti gli abitanti della colonia di Parośla I (Antonówka, un comune rurale del paese di Sarny) di circa 150 abitanti. In contemporanea la frazione nazionalista di Stephan Bandera, i banderowcy iniziarono l’operazione dello sterminio dei polacchi. Col tempo arrivarono a dominare sugli altri gruppi nazionalistici, diventando gli esecutori più importanti del genocidio. Gli attacchi contro i polacchi crebbero significativamente nel marzo del 1943, quando la polizia ucraina disertò dal servizio tedesco per unirsi alle nuove truppe partigiane nazionaliste formatesi sotto il comando di Bandera, chiamate più tardi UPA. Quel momento marcò l’inizio di un’escalation di omicidi di massa, che continuarono per tutto il 1943 in tutta la regione della Volhynia, sebbene nelle varie contee gli assassinii variassero d’intensità.

Nel marzo 1943, gli attacchi più significativi si verificarono nei paesi di Kostopol e Sarny, come in certe aree del paese Łuck. Ad aprile il loro numerò crebbe significativamente nel paese di Krzemieniec. Dal luglio 1943 il genocidio si espanse a quasi tutta la Volhynia, con l’eccezione del paese di Luboml. Gli eventi di luglio furono qualcosa di unico, poiché  furono un tentativo di sterminare i polacchi in un breve periodo di tempo e in aree più estese. Questo richiese un raggruppamento delle forze degli aggressori, che portò al reclutamento dei membri dell’OUN e dell’UPA, così come degli ucraini esterni alle organizzazioni. Gli ultimi subirono un intenso indottrinamento e allenamento da parte dell’OUN. In fine i rinforzi arrivano dalla Galicia orientale nella forma di attivisti armati dell’OUN.
l”L’operazione di pulizia” fu condotta secondo le regole e i disegni già testati nei mesi precedenti. Furono organizzati di sorpresa raid negli insediamenti polacchi, scegliendo i momenti in cui quasi tutti si trovavano nelle loro fattorie (all’alba e nella notte) – quando le persone non passavano la notte fuori- durante il giorno, quando lavoravano nei campi. Così i vari trucchi sarebbero stati usati in modo da indurre nei polacchi un senso di falsa sicurezza, che rese lo sterminio molto più facile. Un villaggio o un insediamento veniva circondato con un cordone dell’UPA Striltsiv (fucilieri), che avevano il compito di sparare su chi tentava la fuga. Altri aggressori, membri del SKV (Samooboronnyi Kushchovi Viddily, Kushch Unità di Legittima Difesa) e gli ucraini che non appartenevano formalmente a nessuna formazione nazionalista, furono armati di accette, coltelli, forconi, baionette, falci, piedi di porco, e altri strumenti come i martelli usati per uccidere il bestiame. Queste persone si sparsero in varie parti dei villaggi ed uccidendo brutalmente le persone nelle loro case, nei dintorni e nei giardini.

Un documento sui polacchi vissuti in clandestinità fornisce un rapporto dettagliato su questa terribile brutalità: “In tutti i villaggi, insediamenti e colonie, senza eccezione, gli ucraini portarono a termine le operazioni di sterminio con una mostruosa crudeltà. Le donne-se erano incinte- venivano inchiodate a terra con le baionette, ai bambini venivano strappate le gambe, altri venivano impalati sulle forche o abbandonati oltre i recinti, i membri dell’intelligencia vennero legati con il filo spinato e gettati nei pozzi, le braccia, le gambe e le teste venivano tagliate via con le accette, così come la lingua, le orecchie e i nasi venivano tagliati via, gli occhi cavati, i genitali scannati, le pance squarciate e le viscere tirate, i crani frantumati con colpi di martello, i bambini ancora vivi venivano gettati all’interno di case incendiate. La brutale frenesia arrivò fino al punto in cui le persone vennero segate vive, alle donne venne tagliato via il petto, ed altri furono impalati o picchiati a morte con i bastoni. Molte persone furono uccise- dopo una condanna a morte- facendosi prima tagliare mani e piedi, e in seguito la testa. “

Tra gli aggressori, i polacchi riconobbero gli ucraini che da tempo abitavano nella stessa zona, incluse le donne e gli adolescenti. In molti casi per accelerare l’uccisione di più persone, queste furono raccolte in un posto- in una scuola o in un fienile. Qualche volta perfino durante le celebrazioni religiose quando l’afflusso di persone era maggiore. Le persone al loro interno vennero uccise o ferite, e gli edifici incendiati. L’area del villaggio o della colonia veniva messa sottosopra e tutte le vittime cacciate dai loro rifugi. Vennero perfino organizzate battute di caccia alla ricerca dei fuggitivi nascosti nei boschi, nei campi e accanto alle strade. Nella parte meridionale del paese di Włodzimierz, prima della distruzione degli insediamenti polacchi, i ponti e i passaggi sopraelevati oltre i fiumi, nei giorni 11-12 luglio 1943 furono demoliti in modo da impedire ai polacchi di fuggire. La caccia ai sopravvissuti durò fino a che gli insediamenti polacchi non furono definitivamente distrutti. I polacchi che vivevano nei villaggi ucraini e nelle colonie di  popolazione mista, nelle fattorie polacche collocate all’infuori fuori delle strade sterrate o negli insediamenti campagnoli isolati comprendenti molte fattorie polacche, furono uccisi di sorpresa da piccoli gruppi di aggressori organizzati localmente .

 

http://www.volhyniamassacre.eu/history/history

Gli effetti dei massacri in Volhynia

Nel 1944 il terrore anti polacco dell’OUN e UPA raggiunse la Galizia Orientale (Lvov, Stanisławów, and Tarnopol) così come la regione di Lublino. Secondo gli studi condotti  dai ricercatori polacchi, si stima che nell’inverno del ’42-43 fino all metà del ’45, il numero delle vittime sia stato di circa 100.000 (40,000–60,000 vittime in Volhynia, 30,000−40,000  nella Galizia Orientale, e fino ad un massimo di 4,000 nell’odierno territorio polacco, inclusi fino a 2,000 nella regione di Chełm.

Inoltre, le unità partigiane forzarono 485,000 polacchi (125,000 dalla Volhynia, 300,000 dalla Galizia Orientale, e 60,000 dalla regione di Chełm) a fuggire verso il centro della Polonia per evitare la morte. Bisogna inoltre dire che nella primavera del 1944, all’incirca  20,000 ucraini abbandonarono le loro case nella regione di Chełm per paura dei movimenti polacchi clandestini.

Ulteriori informazioni: http://www.volhyniamassacre.eu/spory-o-wolyn

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