Il mito della democrazia tollerante europea. L’effetto domino: dall’oro nero fino alla distruzione dell’Europa

“La democrazia è un tram, ci saliamo per andare dove si vuole andare per poi scenderne.”

Recep Tayyip Erdoğan (1996).

Ci vorrebbero anni e anni di storia per ritrovare tutti gli avvenimenti dettagliati e riportarne le cause, ma mi limiterò ad una breve riflessione: toccherà a voi interessarvi o meno alla situazione odierna. Per chi ha studiato la storia avrà già colto tutte le incongruenze durante le due guerre mondiali, specialmente i particolari dell’ultima guerra fino alla nascita della moderna “Unione Europea”, e dell’euro: questa moneta appartenente ad un insieme di istituzioni private che passano sotto il nome di BCE, le varie forme di governo inconciliabili, le loro abitudini, e l’economia dei singoli paesi dell’unione. Altrettanto inutile sarà dirvi che la storia in qualche modo si ripete, perché dopo un periodo stabile ne comporta l’avvenire di uno instabile, e sopratutto nel nostro vecchio continente sotto l’insegna della mezza luna di sangue che sta sorgendo proprio in Europa, ahimè finanziata dagli stessi governi europei.

“Como el Imperio Romano a principios del siglo V”, ha escrito Ferguson en un artículo publicado en estas mismas páginas, “Europa ha dejado que sus defensas se derrumbaran. A medida que aumentaba su riqueza han disminuido su capacidad militar y su fe en sí misma. Se ha vuelto decadente, con sus centros comerciales y sus estadios. Al mismo tiempo, ha abierto las puertas a los extranjeros que codician su riqueza sin renunciar a su fe ancestral.”
EL PAÍS, 19 de noviembre de 2015.

“Come l’impero Romano all’inizio del quinto secolo” ha scritto Ferguson in un articolo pubblicato in queste stesse pagine, “L’Europa ha permesso che le sue difese venissero distrutte. In proporzione all’aumento della sua ricchezza sono venute meno la sua capacità militare e la fede in se stessa. E’ caduta in decadenza, con i suoi centri commerciali e i suoi stadi. Allo stesso tempo, ha aperto le porte agli stranieri che hanno desiderato la sua ricchezza senza rinunciare alla loro fede ancestrale.“

476 d.C Caduta dell’impero romano d’Occidente, così conosciamo l’inizio del Medioevo anche se il declino lo scorgiamo già dal 410 al momento del sacco di Roma. Dal V secolo l’Europa entra nel periodo più buio di tutti i suoi tempi, tra guerre intestine, pestilenze, saccheggi, barbarie, e distruzione di civiltà mentre avanzano gli ottomani. In questo periodo nascono nell’immaginario collettivo le leggende più oscure, e ancor oggi radicate assieme alle nostre paure: la paura dell’ignoto, del nero, il buio che si riflette nei boschi, e nelle figure di belve allegoriche. Non è un caso che gli stessi drammi si ripetano nel corso della storia, e che la natura stessa ci faccia presagire in anticipo i segni della nostra decadenza, il nostro prossimo tramonto che possiamo scorgere ovunque siamo.

L’equilibrio mondiale sta subendo una frattura e la prova più evidente si manifesta nel cuore della democrazia europea, all’interno dei valori e delle promesse fatti ai cittadini europei e ai neo europei. Il movente di tale divisione senza dubbio è geopolitico, e soprattutto economico mosso dall’idea di una globalizzazione impossibile al giorno d’oggi, dove le varie potenze si ritrovano a fronteggiare una guerra economica nel nome dell’ideologia democratica, purtroppo utopica ed impossibile da coronare. Guardiamoci intorno, ogni paese è diverso, parla una lingua diversa che forgia un modo di pensare il mondo e la sua vita altrettanti diversi, è impossibile uniformare la cultura, è impossibile colonizzare tutta l’Europa con una lingua globish e con uno stesso standard qualitativo. “Noi siamo la lingua che parliamo”.

Certo, possiamo pensare al grande mito dell’Impero asburgico, alla grande Babele multilingue Mitteleuropea, unita però dalla lingua tedesca, dove tutti i paesi erano uniti dalla stessa sventura. Oggi abbiamo quello che la carissima socialista tedesca Angie definisce una società “multi-culturale”, una vera ricchezza di tolleranza a non finire: ma quante lingue, quante razze, quanti valori culturali, quanti bambini hanno ripopolato l’Europa, si ma a che prezzo? La qualità del lavoro è calata come la retribuzione media, i diritti sono diventati indiretti, il livello dell’istruzione cala di anno in anno, l’educazione viene meno, il tasso di omicidi e di atti vandalici aumenta, la rabbia aumenta come le inegualità nei confronti dei propri cittadini. Eppure si cerca continuamente di dimostrare il contrario, molto spesso si sente cantare l’ode sulla fioritura della cultura dell’immigrazione clandestina,  contro quella che definita la famosa politica di destra. Dove sarebbero tutti questi valori democratici, e valori culturali portati da questi grandi paesi del Terzo mondo? Dove è la grande lingua unificatrice dell’Europa? Cosa significa davvero “tolleranza” e “multi-cultura”?

La multi-cultura è la compresenza di culture dotate di una lingua scritta e orale, di una letteratura e sopratutto di una propria storia, e civiltà, dove la tolleranza non è necessaria, perché i popoli conoscono il valore della convivenza, dell’integrazione grazie alla condivisione di una lingua e una cultura che protegge il suo impero, appunto perché il multiculturalismo esiste solo all’interno di un impero o di una dittatura.

La situazione in Europa precipita gradualmente giorno dopo giorno, e l’Unione europea si ritrova ad affrontare problematiche non di poco conto, elaborate in due piani, una di natura sociale e l’altra economica: l’accoglienza degli immigrati clandestini via barconi= ILLEGALITÀ e la sicurezza civile contro quello che attualmente chiamiamo “terrorismo” sostenuto da un gruppo islamista radicale ISIS (una buona invenzione diciamocelo, finanziata in Europa, una sorta di strumento del terrore europeo contro i suoi popoli disobbedienti) , e infine l’isolamento economico tramite le famose crisi e le sanzioni per l’esportazione. Quest’ultimo intervento però richiede anche l’innalzamento di un muro verso le porte dell’est, lì dove la guerra civile nell’odierna Ucraina continua da qualche anno, facendo migliaia di vittime, mentre la Russia chiudendosi al mondo, progetta il suo ritorno in un nuova dittatura a tinte staliputiniane, probabilmente con l’intento di ricostituire la famosa Unione. Certamente non possiamo scordare l’uscita della Gran Bretagna con il suo famoso Brexit. Effettivamente è un bel problema dal punto di vista economico, ma non come sempre per chi si è’ lanciato nella speculazione, siccome una tubatura che alimenta i fondi della BCE ha voluto fluire per conto proprio, salvandosi in tempo. Si sa, la Gran Bretagna salpa sempre prima di una crisi più grande.

Cosa sta avvenendo veramente in un mondo dove la disinformazione è all’ordine del giorno?
Dividi et impera: la democrazia è sinonimo di.. imperialismo? Ah, un vecchio trucco yankee!

L’11 settembre non è stato che l’avviamento verso una guerra al terrorismo artificiale, guidata dai democratici Stati Uniti, che col tempo hanno distrutto interi paesi arabi in una guerra all’oro nero, a colpi di armi da fuoco, aizzando l’odio tra i suoi popoli, assieme alle loro monarchie, ricchezze, e culture. D’altronde anche l’Europa un tempo ha conosciuto la guerra razziale, ha conosciuto la vendetta dei soldati, la violenza di chi ha conservato il ricordo misto al dolore per le proprie perdite.. Non abbiamo forse nutrito anche noi un sentimento d’odio nei confronti dei nostri carnefici? E’ questo un modo molto semplice per avvelenare i paesi soggetti alla guerra, dando un motivo valido per detestare l’Occidente, e intraprendere una guerra civile all’interno del cuore della cosiddetta democrazia. Il principio è sempre lo stesso, ravvivare il rogo della guerra civile tramite le masse, tra europei e non europei, ponendo il movente della religione, eppure il nostro Vaticano ne sa qualcosa, anzi direi che la sa molto lunga.
Se andiamo a vedere le origini dell’islamismo radicale dell’ISIS stanziato precedentemente ad Al Queida, notiamo che è basato sulla violenza del cosiddetto “occhio per occhio” incitato nel Corano, ma ciò ha sempre avuto solo risvolti soggettivi che rientrano ancora oggi nel corpus giuridico degli Stati “islamici” come l’Arabia Saudita.

Ma l’intelligence statunitense ha sempre lavorato sui dettagli e sulle debolezze in modo da sfruttarne i vantaggi, e questo è stato il punto di leva, ma come in qualsiasi paese in cui la CIA abbia organizzato golpe di Stato instaurando terribili regimi dittatoriali in tutto il Sud America, la terra dei primi esperimenti terroristici; e per non parlare della guerra fredda durante la quale la CIA ha più volte sottolineato la paura americana di una possibile generazione di caos come momento strategico per la presa di potere in un paese per l’URSS (in seguito tattica usata dagli stessi USA oggi).

Se al giorno d’oggi osserviamo il globo terrestre noteremo i punti più caldi di questa divisione sono concentrati nel Medio Oriente, dove l’organizzazione artificiale ISIS viene mossa non solo dagli USA, ma dagli Stati intimoriti dall’aggressività statunitense come Emirati Arabi ed Egitto, e ovviamente dalla Gran Bretagna, dall’Italia e dalla Francia. Seppure l’uscita di quest’ultima ha prodotto conseguenze di cui la Francia ha assaggiato in primis l’anteprima, i cosiddetti atti terroristici (un vecchio trucco da volponi). Purtroppo quello che a stento ci è concesso sapere è che la guerra come arriva dall’Occidente vi ritorna, ed è inutile parlare di profughi e sopravvissuti, perché sotto le bombe non si fanno distinzioni tra civili e terroristi, e la frontiere  non concedono miracoli: prendiamo un esempio l’attuale Siria, quanti di loro credete di aver visto nel nostro paese? Nessuno. Semplicemente, perché chi tenta veramente di fuggire dalla guerra non ci riesce e non abbandona la sua famiglia, ma soprattuto non passa mai la frontiera della Turchia; quel paese politicamente instabile e in perenne conflitto armato con altre etnie, a cui l’UE paga ingenti somme per respingere l’arrivo dei nuovi immigrati e scende perfino a compromessi.

Allora a chi serve il denaro speso in aiuti umanitari lungo le nostre coste?
L’Africa è certamente grande, e anche nel Sud del continente come nell’ex colonia francese e belga come il Congo, è lì che continuano le guerre. Noi di questo non siamo informati, eppure anche laggiù si combatte e lo fanno anche le donne. Chi fugge dal proprio paese non lo fa per la guerra, ma per una vita facile in un paese, dove sa che le leggi lo difenderanno non essendo cittadino di quello Stato; diciamocelo è un mercato nero di soli giovani uomini che provengono dall’Africa, che le cooperative e i fondi per l’accoglienza degli immigrati sostengono e sfruttano, sebbene anche questi uomini iniziano a scomparire. Non c’è spazio per i bambini e per le donne, perché non arrivano mai vivi a destinazione o in caso contrario vi arrivano, ma finiscono come tanti altri stranieri nel giro della prostituzione e nella vendita degli organi.

Per quanto riguarda gli aiuti umanitari, una grande percentuale di questi vanno semplicemente a coprire il finanziamento del terrorismo, e nelle tasche di alcuni banchieri, perché a qualcuno il caos conviene. Eppure la povertà andrebbe ridotta all’interno del proprio paese…

Il problema dell’immigrazione potrebbe essere risolto investendo nelle strutture sociali che necessitano i paesi dei profughi, e soprattuto siglando trattati pacifici, ma ciò non rispetterebbe piani più alti. Eppure i profughi potrebbero essere accolti dai paesi circostanti come gli Emirati Arabi e l’Egitto, ma ciò non avviene.

Da un rapporto del SIPRI dell’aprile 2016, Stockholm International Peace Research Institute, la spesa militare americana è stata tra le più alte nel mondo, attestata al 36%. Non sarà un caso forse che in Europa non esista l’esercito europeo ma la NATO, che cerca di vendere le proprie armi di tecnologia datata ai vari paesi europei, al Medio oriente, all’Africa; e soprattuto ai paesi dell’Est Europa, i quali provocati di continuo dagli Yankees vengono spinti verso un delirium tremens nei confronti di una ipotetica minaccia ai loro confini. La tecnologia deve progredire, ma non senza essersi sbarazzata di quella precedente, prodotta in quantità smisurate avanzata dalle altre guerre..

Per quale causa? Ovviamente un paese come gli USA di qualcosa dovrà pur vivere, basta ricordarsi delle colonie britanniche. Se stiamo più attenti vediamo che gli USA vivono di tre cose: armi, materie prime sottratte ad ex paesi più che benestanti, e crediti in grandi quantità, soprattutto questi ultimi che fra meno di un anno verranno investiti interamente nel famoso TTIP, una rovina per gli europei più che un accordo commerciale conveniente tra USA e UE (viste le condizioni dei trattati), che la Commissione europea ha fatto approvare senza il consenso dei paesi dell’UE.

Siamo in troppi e non può esserci la convivenza pacifica se uno non prevale sull’altro

L’Europa è un marasma in delirio, all’ultimo stadio del suo stesso cancro in continua espansione. Eppure non è mai veramente esistita con tutte le sue norme e misure sui prodotti, è solo un’utopia come quella marxista con i suoi stessi meccanismi, ma di stampo democratico. I miti e le promesse europee sono morte, perché non è possibile ottenere un’integrazione culturale di diversi popoli, insieme ad un’uguaglianza ed una fratellanza, tutti valori inesistenti ed impossibili da realizzare nelle condizioni odierne. Inoltre è abbastanza evidente che l’Europa segua le direttive imposte da Washington, dimenandosi in un’isterica disperata propaganda europeista, volta a tenere unita una coperta di patchwork che continua a lacerarsi. D’altronde un’Europa unita non è forse stato il sogno di Kalergi?

«L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura  eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità». Kalergi, Praktischer Idealismus.

Non è forse la stessa idea espressa pero da G. Brock Chisholm, ex direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità  (OMS): «Ciò che in tutti i luoghi la gente deve fare è praticare la limitazione delle  nascite e i matrimoni misti (tra razze differenti), e ciò in vista di creare una sola razza in un mondo unico dipendente da un’autorità centrale».

Anche le dittature possono essere democratiche: Non dovete pensare a nulla se non alla tolleranza, e non mettevi contro i partiti democratici delle lobbys.

Oltre alla frattura europea e i problemi di ciascun paese come la solita corruzione, i debiti, le nuove imposte, le nuove leggi sul lavoro e sui vari diritti per gruppi speciali di persone, e l’accoglienza degli immigrati illegali a proprie spese dei cittadini, a discapito della situazione economica e sociale: i cittadini europei si ritrovano in secondo piano, gli stessi cittadini dei quali ormai nemmeno il voto vale, (basta vedere la popolarità e i voti negli ultimi referendum presidenziali).  Aggiungo solo che nella storia europea poche dittature sono nate dalla destra, la maggioranza è nata dalla sinistra, attenzione.

Siamo alla ricerca dei nostri vecchi valori fondanti: la famosa destra

Da tutto questo non può che nascere  quella che i media adorano designare come “la destra radicale o estremista” con i suoi forti e “preoccupanti nazionalismi” in realtà semplici rivendicazioni sociali, che portano al conflitto tra banche e lobby all’interno di molti stati. Ogni nazionalismo o qualsivoglia lo si definisca, nasce in un ambiente di grande tensione socio-economica, in un clima caotico, pieno di malcontento e di rabbia, dove i diritti dei cittadini non vengono rispettati, non vengono ascoltati e i loro valori vengono negati in difesa dell’illegalità, figurarsi in una guerra civile aperta. D’altra parte i programmi politici sono gli stessi per qualsiasi partito, non importa chi votiate, l’UE ha già scelto così come ha selezionato quali mercati far affondare e da quali paesi riscuotere i debiti.

Senza la politica non vai da nessuna parte

Guarda caso questo l’indebolimento sociale ed economico intessuto in un solo gruppo di nazioni dell’UE segue un’ideologia già sperimentata dagli anglosassoni, perché in una guerra economica non ci sono amici e qualsiasi paese alleato deve essere debole e dipendente, affinché l’egemonia economica venga controllata (tramite patti come il TTIP o la creazione di un’unica valuta come l’euro), e il conflitto venga mantenuto sotto il controllo di un sistema sovrastante.
In conclusione, il segreto dell’Europa è quello che ci rivela il sociologo tedesco Ulrich Beck,
«Vacuità sostanziale, tolleranza radicale», ovvero per non escludere più nessuno, l’Europa dovrà disfarsi di sé stessa, “de-originarsi”, non conservare della sua eredità che l’universalità dei diritti dell’uomo, perché noi non siamo niente.
Ricordatevi, la disinformazione e’ una brutta bestia, come l’oppio del giornalismo e della TV politicizzata.

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