Il triangolo amoroso di armi e amori di “Una questione privata di B. Fenoglio”

“Le aveva sempre pensate, le colline, come il naturale teatro del suo amore- per quel sentiero con Fulvia, con lei su quella cresta, questo gliel’avrebbe detto a quella particolare svolta con mistero dietro di essa..- e gli era invece toccato di farci l’ultima cosa immaginabile, la guerra.”  Un questione privata di B. Fenoglio

Così si rivela il geloso sogno d’amore possibile e impossibile prima della follia dell’Orlando furioso, all’interno del romanzo di Fenoglio, di cui protagonista é Milton, un partigiano ventenne badogliano, volto autobiografico dell’autore stesso, caso analogo all’identificazione di Ariosto con Orlando.

Nell’Orlando furioso il dovere del paladino viene chiamato all’ordine della guerra contro i Saraceni, la quale interrompe il suo inseguimento da innamorato della bellissima Angelica, ormai sposata e fuggita con il bel giovane Medoro: qui nel ritratto di un’Italia fascista nasce una storia d’amore, ricamata sull’intreccio della follia amorosa di Milton un giovane partigiano di Alba innamorato di Fulvia, la ragazza che aveva condiviso il suo amore con Giorgio, il migliore amico di Milton. Il giovane innamorato non si da tregua all’inseguimento dell’amico, deciso fino all’ultimo istante, ed é perfino disposto ad agire in qualunque modo pur di ottenere la verità dalle sue labbra, ora prigioniero dei fascisti.

La guerra in questo contesto, non rappresenta solamente un motivo di separazione di Milton da Fulvia e da Giorgio, é lo sfondo che contribuisce allo sviluppo di “una storia nella storia” con la sua “guerra nella guerra”, pari all’opera iniziata dal Boiardo e finita da Ariosto.

L’impostazione del tema amoroso, cresce d’intensità giorno dopo giorno all’interno del romanzo, assumendo la funzione necessaria all’entrelacement “intreccio” della storia, anche se la sovrapposizione dei desideri del personaggio diventa l’anticamera di un disordine epico, della perdita delle più elementari certezze: per cui ogni ricerca minaccia costantemente di sconfinare nell’errore, di compromettere le sorti della guerra. Le affinità del triangolo amoroso di armi e amori, sono molteplici all’interno di questo romanzo, é bene partire da un discorso deduttivo sulla trama, individuando i legami che costituiscono la costruzione sulla geometrica tensione d’un romanzo di follia amorosa e cavallereschi inseguimenti come l’Orlando furioso.

L’inizio del romanzo fenogliano si apre attraverso la rievocazione della memoria, i ricordi lasciati nella villa di Fulvia, figlia sedicenne di un medico torinese mandata ad Alba, lontano dalla confusione nell’anno antecedente all’armistizio. E’ la ragazza bella e allegra, impulsiva e capricciosa, che conosce in palestra mentre gioca a pallacanestro, ed é il suo miglior amico Giorgio a farli incontrare. La notorietà del “dio in inglese”, gli spinge a rapportarsi, l’amore per l’inglese dello stesso Fenoglio é incipit del loro avvicinamento: purtroppo non basta poiché i canoni di bellezza in voga non corrispondono a Milton, bensì a Giorgio il biondo, un ragazzo ricco e rispettabile.

Milton essendo innamorato della ragazza, pone poca attenzione e importanza alle sue parole, che giudicano la sua apparenza fisica, anche se come nell’Orlando, le qualità maggiori: sono l’abilità, e la sua notorietà che caratterizzano l’uomo stesso, e lo distinguono dagli altri, e non necessariamente la bellezza esteriore e la ricchezza materiale.

L’amicizia insieme all’amore, iniziano a sbocciare per Milton dopo le ore trascorse in compagnia di Fulvia, sotto l’ombra dei ciliegi, nella sala delle letture, e nella sua camera: sempre ascoltando le traduzioni dall’inglese di poesie, testi, e soprattutto canzoni, la loro preferita Over the rainbow, fino alle lettere gelosamente custodite ed apprezzate dalla ragazza, per la calligrafia e per lo stile ricco e distinto. Milton s’impegna in ogni minimo gesto d’interesse nei suoi confronti, attraverso i libri che traduce e i dischi di vimini, regali che la rendono felice, e allo stesso tempo rappresentano in se, i segni di rinuncia alle poche lire che possiede, spese solitamente in sigarette.

«Ora il cuore gli batteva, le labbra gli si erano di colpo inaridite. Sentiva filtrare attraverso la porta la musica di Over the Rainbow. Quel disco era stato il suo primo regalo a Fulvia. Dopo l’ acquisto era stato tre giorni senza fumare».

Il suo ritorno da uomo pieno di speranze incatenate dall’amore per la ragazza, a quella villa inghiottita, giorno dopo giorno dal tempo e dalle intemperie, una volta il nido dei suoi sentimenti che nutriva per Fulvia: ora ha lo scopo per Milton di raccogliervi ispirazione e forza, mentre ne esce spoglio e distrutto.  Il “coming back” alla villa, ricorda il momento in cui Orlando si ritrova nel bosco, dopo aver inseguito per due giorni l’avversario Manicardo trascinato via dal proprio cavallo, ed é nella selva che incontra i primi segni d’incertezza: le iniziali di Angelica e Medoro. Per quanto non rappresentino una vera certezza, in grado d’incidere sull’insicurezza del personaggio, sono allo stesso modo comparabili alle occhiate che si davano ogni tanto Giorgio e Fulvia, sotto lo sguardo incurante di Milton.

Ciò che può sciogliere ogni dubbio di Orlando, é la conferma del pastore che lo accoglie di sera e lo accudisce nella stessa casa, in cui Angelica e Medoro avevano consumato il loro amore; infatti in “Una questione privata” é la custode della villa ad accogliere Milton, e a raccontargli una realtà che lo sconvolge e si riversa nella sua mente, scuotendolo nell’anima:

“Eccolo lì,che tremava verga a verga nella sua fradicia divisa cachi, con la carabina che gli sussultava sulla spalla, la faccia grigia, la bocca semiaperta e la lingua grossa e secca. Finse un eccesso di tosse, per darsi il tempo di ritrovare la voce..”

Il tradimento, e l’innocenza dell’infedeltà da parte del suo migliore amico, il quale conosceva fin da bambino e considerava quasi un fratello: come poteva alle sue spalle aver accolto Fulvia nelle sue braccia?

Fenoglio non descrive il pensiero diretto di Milton di fronte alla confessione della donna della villa, preferisce invece lasciar spazio alla contemplazione dell’incredulità e non ai pensieri d’odio, poiché non perde tempo a detestare i due innamorati: preferisce lasciarsi trascinare nella follia, affidandosi alla fedeltà del suo miglior amico, benché non abbia prove concrete e l’unico che può averne é Giorgio.

La credibilità delle notti passate e consumate nel silenzio della camera di Fulvia, e degli incontri notturni con Giorgio durante l’assenza di Milton, prende il sopravvento su tutte le sue preoccupazioni: si ritrova chiuso nella sua illusione amorosa, che continua ad alimentare il suo amore come il fuoco, fino a roderlo nella sua gelosia tenendolo sempre sveglio come Orlando.

Nell’Orlando furioso, questo momento si configura, proprio nella fase successiva alla narrazione del pastore della storia d’amore dei due giovani innamorati. Il paladino tenta di resistere, nonostante la sua resistenza fallisce e fugge nel bosco, dove si scatena la sua follia, causa che lo spoglia di ogni cosa: impazzisce per amore, si strappa gli indumenti di dosso, sradica gli alberi, getta la sua armatura. Niente può più avere importanza, considerando vani gli inseguimenti, la guerra, il suo ruolo, la sua impotenza di fronte a Medoro, impotente ad affrontare e a cambiare quest’infausto destino della bellissima Angelica.

Milton non prova disperazione, lacrime e dolore, come Orlando quando legge la poesia dedicata ad Angelica sul muro della grotta degli innamorati: il partigiano lascia trasparire la propria personalità dalla mente fredda, e determinata, che non si lascia sfuggire il controllo in contrapposizione al paladino, il quale perde il senno della ragione, nonostante il partigiano appaia in una posizione senza baricentro, tradito e ingannato da Fulvia e da Giorgio.

A differenza di Ariosto, Fenoglio offre la possibilità al protagonista di raggiungere uno dei due innamorati, cosicché il giovane scatta all’inseguimento furioso di Giorgio, ben presto viene catturato dai fascisti a Mango.

In questo punto inizia la scissione di più missioni per Milton, oltre ad affrettare la fine della guerra e rivedere Fulvia, il personaggio trae la sua vera forza dalla tensione creata dalle altre quȇtes “ricerche”, che si sovrappongono nel piano psicologico insieme alle motivazioni che lo portano ad agire nella sua impresa circolare: come in Orlando guidato dalla sorte, non lo riporta più verso il suo amore, ma verso il punto di partenza, che per Milton si configura come il ritorno alla villa. Ora l’azione di Milton é scaturita dalla contesa che allontana i due amici e scatena la corsa, un continuo movimento errante, come nell’Orlando Innamorato e nell’Orlando furioso.

Milton non può arrendersi per ragione dei suoi principi, é obbligato a conoscere la verità sul tradimento da parte dell’amico, missione di alta priorità nella sua vita, e l’unica soluzione per riscattarlo, é catturare un fascista da scambiare. Il dubbio sull’infedeltà di Giorgio consapevole dell’amore che provava per quella ragazza, e con la quale aveva desiderato costruire il suo futuro dopo la guerra lo tormenta: non gli da tregua, non vi é alternativa, motivo che lo spinge a continuare, a resistere, a tenerlo sveglio nelle notti, nella fame e nel pericolo.

Dopo un giorno, per il volere del caso, il partigiano cattura un sergente vicino a Canelli, ma la fortuna é assai breve, poiché ben presto il fascista si mette in fuga e la Colt nelle mani di Milton é carica: non esita a tirare il grilletto.

Il partigiano non si rassegna del tutto, anche se il tempo passa e la sicurezza che Giorgio venga processato e in seguito ucciso non scoraggia Milton, che ritorna al punto di partenza, la villa, dove l’assalto dei fascisti compromette i suoi piani: la resistenza e il coraggio lo spingono a fuggire fino all’ultimo fiato, accompagnato dall’immagine dell’amata nei propri occhi: apparente fine della disperata corsa nel fango alla ricerca della “verità su Fulvia”.

In Ariosto, i due innamorati sfuggono ad Orlando verso l’Oriente, un finale paradossalmente simile a quello del romanzo fenogliano, poiché l’autore non sembra più lasciare possibilità a Milton di raggiungere Giorgio, e tantomeno Fulvia: la conclusione non é una sconfitta definitiva a causa dell’ambiguità di essa, perché entrambi i contendenti della ragazza, sono amici per la pelle ma restano divisi dal conflitto d’amore e dalla stessa guerra, e da illusi sembrano morire in un sogno irraggiungibile lontani dalla loro Fulvia.

“Non più a vederlo Angelica fu presta, che fosse a ritornar, tramando tutta.” L’Orlando furioso, di L. Ariosto.

Soffermandoci sull’ambiente, troviamo uno scenario simile tanto che, nell’Orlando gli incontri più incisivi del poema si svolgono nel topos privilegiato della selva, luogo delle complicazioni, lo stesso ambiente della storia d’amore di Milton, con l’eccezione d’essere un campo di pericoli e di inseguimenti collinare e boschivo.

La villa é il punto di partenza, ed é la tappa conclusiva del percorso circolare di Milton. Questa casa che contiene il nido del suo amore e dei suoi ricordi: é un punto fisso di speranza, e sembra rappresentare quel padiglione dove Angelica é tenuta sotto il controllo del duca di Baviera, il quale la promette al miglior combattente tra Orlando e il cugino Rinaldo alla fine della guerra. Nella realtà concreta Fulvia si trova a Torino con il padre che potrebbe impersonare il duca di Baviera, ma nell’immaginario di Milton, é come se la sua presenza fosse una concezione astratta-reale nella villa, in via di un ritorno concreto nel quale il personaggio crede ogni giorno: ne ha bisogno, sa che la ritroverà lì dopo la guerra, perché il suo amore per Fulvia rimane la sua unica certezza a cui si aggrappa fino alla fine, e la villa é la promessa del ritorno definitivo dei due giovani.

Nell’Orlando Angelica fugge nella selva, a differenza di Fulvia che non ne ha la possibilità di compiere la stessa azione in direzione di Giorgio, perché la guerra é l’unico ostacolo che li separa, anche se alle spalle di Milton si nasconde già il progetto premeditato della loro vita, in attesa dell’avvento della Resistenza.

Un altro locus topos, appena accennato con riferimento ad Angelica e Medoro immersi nel loro amore nella selva, in questo caso Milton e Fulvia, si ritrova all’inizio del capitolo IV, mentre il personaggio immagina nella propria mente il luogo della sua dichiarazione d’amore, uno sfondo pastorale: ” le colline, come il naturale teatro del suo amore”.

Un tema molto ricorrente nell’opera di Ariosto, é l’estetica dei due partigiani, che influenza molto la scelta di Fulvia: Milton é descritto brutto di fisico per la magrezza, scarno, curvo di spalle, pelle spessa e pallidissima, ma capace di infoscarsi al minimo cambiamento di luce o di umore. Moralmente triste, privilegiato solo dalla conoscenza dell’inglese e dalle sue attenzioni: di certo secondo la ragazza non corrisponde ai suoi criteri di giudizio della bellezza maschile, forse non basta l’intelligenza e il ruolo sociale. Giorgio é il più bel ragazzo di Alba e il più ricco, di color biondo miele attira la ragazza bruna mogano: é l’immagine di Medoro, l’umile soldato trovato ferito nella selva in assenza del cavaliere Orlando, che Angelica accudisce e del quale s’innamora lasciandolo coglier la prima rosa, così come farà Fulvia con Giorgio, nel dubbio di Milton per il quale «la bellezza di Fulvia l’aveva sempre, più che altro, addolorato».

Nell’Orlando, Medoro é un nemico di bassa classe sociale, mentre in Una questione privata, Giorgio é ricco quanto lo sarebbe stato Orlando, solo Milton rientra in una posizione economica disagiata: in questo modo la scelta di Fulvia può rivelarsi classista per la ricchezza, o di stampo estetico, poiché privilegia la bellezza esteriore di Giorgio più di quella interiore di Milton.

Un ultimo aspetto importante da analizzare, é la crescita del personaggio, in quanto in veste di soldato non abbandona la propria morale, i valori, e i suoi sentimenti: dentro di se é costretto dalla guerra a cambiare, a diventare uomo, ma nonostante l’ambiente non si lascia confondere tra gli altri, non abbandona mai i suoi desideri, i suoi sogni e le sue speranze fino all’apparente “morte”. In Orlando invece, dopo la ripresa del senno, il paladino ragiona e matura, riprendendo il proprio ruolo all’interno della guerra, e abbandonando per sempre il suo pensiero rivolto ad Angelica, mentre Milton non giungerà mai a farlo.

In conclusione, la notevole influenza della conoscenza dei classici studiati nei due anni all’Università di Torino, si manifesta nell’ultima opera scritta da Beppe uomo introverso e solitario, senza mai trascurare l’autobiografismo, distaccando la propria passione dalla guerra, che sembrava aver soppresso e paralizzato ogni sogno nei giovani dell’Italia fascista.

Per chi volesse informarsi..

Giorgio: Giorgio Fenoglio (esteriore), Ettore Costa (interiore) catturato.

Fulvia: Benedetta Ferrero “Mimma”, prima ragazza di cui si é innamorato, fidanzata di Giorgio Fenoglio.

Maggiori informazioni: http://www.youtube.com/watch?v=Nqagx97OtLk

Intervista 

“Non ha mai dimenticato l’amicizia di gioventù con quel vecchio ragazzo introverso e solitario, che si era innamorato perdutamente di lei tanto da farne una sorta di mito, la figura femminile certamente più memorabile e seducente dei suoi libri.” Una figura centrale in Una questione privata, ma presente anche, proprio con il nome di Mimma, nella prima stesura de Il partigiano Johnny.  Una delle donne più disperatamente amate nella letteratura italiana, almeno nel Novecento, vuole precisare subito la natura del rapporto avuto con Fenoglio: «Era un’ amicizia, solo un’ amicizia e non un amore, da parte mia. Ci siamo incontrati nel periodo della guerra, io avevo quindici anni. Alba era una piccola città, d’ altronde, e ci si conosceva un po’ tutti. Beppe mi corteggiava, anche se non era l’ unico a farlo. Mi piaceva passeggiare e chiacchierare con lui; mi piaceva sentirlo parlare, aveva una grande cultura. Ma non mi sentivo attratta fisicamente da lui, glielo dicevo sempre». In Una questione privata, sotto le spoglie davvero non mentite del partigiano Milton, Fenoglio si descrive in questo modo: «Milton era un brutto: alto, scarno, curvo di spalle. Aveva la pelle spessa e pallidissima, ma capace di infoscarsi al minimo cambiamento di luce o di umore». Fulvia, invece, era «bella, molto bella». E «la bellezza di Fulvia l’ aveva sempre, più che altro, addolorato». Dice Mimma: «Sono tanti anni che non rileggo Una questione privata: ce l’ ho in biblioteca, così come ho conservato il disco di Over the Rainbow, la canzone lanciata da Judy Garland nel film (del 1939) Il mago di Oz ». Nel libro Milton, che è ritornato da partigiano nella villa sulla collina di Alba, teatro dei pomeriggi trascorsi con Fulvia, a un certo punto ricorda: «Ora il cuore gli batteva, le labbra gli si erano di colpo inaridite. Sentiva filtrare attraverso la porta la musica di Over the Rainbow. Quel disco era stato il suo primo regalo a Fulvia. Dopo l’ acquisto era stato tre giorni senza fumare». Mimma ride di nuovo, poi racconta: «Bisogna dire che Beppe era molto furbo. È vero che mi regalò Over the Rainbow, però all’ inizio l’ aveva portato da me, nella villa sopra Alba, a Boschi, perché era lui che voleva ascoltarlo dato che non aveva un fonografo». Fenoglio le aveva regalato altre cose: libri, poesie scritte per lei, traduzioni di sonetti di William Shakespeare; e le aveva inviato molte lettere. «Sì: mi mandava tante lettere, bellissime. Mi scrisse anche quando dovette andare a fare il militare, al corso per gli allievi ufficiali, e lo mandarono a Ceva e quindi a Roma. Ma le lettere non le ho più. Un giorno Beppe mi disse: «Se è vero che non t’ importa nulla di me, allora ridammi le lettere e giurami di non ricopiarle». Gli risposi: «Ti assicuro che non le copierò». Le presi e le diedi a don Natale Bussi, insegnate nel nostro liceo classico Govone e molto amico di Beppe. Onestamente non le ho copiate e non mi sono pentita di non averlo fatto, visto che non avevo nessuna intenzione di essere nominata nella sua biografia». E le poesie, le traduzioni? Qualcuno pensa che lei le abbia strappate all’ epoca del suo matrimonio. È così? «Ma non mi sembra, non credo», risponde Mimma. «Può essere che qualcuna sia rimasta tra i libri che avevo ad Alba, prima di sposarmi e di trasferirmi a Roma». Per i lettori di Fenoglio, per chi ama in particolare le pagine di Una questione privata, c’ è un altro mistero che Mimma (o Fulvia) può risolvere: chi era Giorgio Clerici? Nel romanzoè il partigiano catturato dai fascisti che Milton vorrebbe scambiare con un prigioniero della Repubblica di Salò, spinto dall’ ossessione di sapere se il giovane, il suo più grande amico, abbia avuto una relazione con Fulvia. Risponde Mimma: «Sinceramente non lo so. C’ erano tanti Giorgio Clerici, d’ altronde: avevo tanti corteggiatori. Ero una bella ragazza, i Clerici non si contavano. Magari Fenoglio ha voluto ritrarre mio cugino Carletto, che era uno dei capi dei partigiani badogliani. Io stessa sono andata a trovare i partigiani dalle parti di Cossano, nelle Langhe. Carletto, del resto, stava nascosto all’ Aia, a Mango, nella casa dei miei zii materni, i Gallina. Quella casa era un punto di riferimento per la Resistenza». Dopo la fine della guerra, Beppe e Mimma continuarono a frequentarsi. Rammenta lei: «Restammo amici, molto amici. Tuttavia era soltanto un sentimento di amicizia, non si trattava di altro. Ricordo che un giorno lo incontrai ad Alba: ero venuta da Roma nella casa di Boschi, per trascorrere l’ estate. Quel giorno ero scesa in città. Mi vide mentre stavo spingendo la carrozzina con dentro Luisa, la mia prima figlia. Ci venne incontro. Guardò la bambina e le disse: «Tu sei Luisa. Io sono Beppe. Ciao Luisa»». È uno degli ultimi ricordi che Mimma-Fulvia ha di Fenoglio, forse l’ ultimo illuminato da un sorriso: quello che Beppe rivolse alla piccola. Diventata grande, Luisa si è laureata e l’ ha fatto con una tesi su I ventitré giorni della città di Alba, il libro d’ esordio dell’ uomo che da un passeggino aveva visto sorriderle.

 

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